mercoledì 10 marzo 2010   
 
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La domanda che ogni anno mi rivolgo e ci rivolgiamo come organizzatori al termine della nostra esperienza è la seguente: se hanno e, nel caso, che cosa hanno acquisito di importante e di peculiare i nostri allievi qui da noi.
La prima risposta che mi viene in mente è - il riconoscimento del valore che passa attraverso una più precisa capacità di auto-valutazione che li porta gradualmente a interiorizzare che il valore delle persone non sta in ciò che indossano ma in ciò che riescono ad esprimere di positivo mettendolo in comunione con quello degli altri.
C’è poi l’intercultura e quindi la capacità di comprensione che consiste nel cercare di capire le diverse modalità e comportamenti con cui gli altri si esprimono e non necessariamente per condividerli bensì per educarsi a comprendere quali siano le ragioni per cui gli altri si comportano e si esprimono diversamente da noi.
Pensate a quanto fanatismo in meno ci sarebbe se tutti ci potessimo “allenare” in questo campo della comprensione e del rispetto reciproco.
Viene poi la conoscenza dei diversi idiomi e della lingua inglese facilitati dalla simpatia che si instaura nel gruppo per cui molto spesso la stessa stimola la voglia di comunicare, di farsi capire. Questa fase sensibile facilita l’apprendimento.
A tale proposito di grande aiuto sono stati i Mediatori Culturali e cioè quei giovani di diverse nazionalità che abitano in Italia e che hanno favorito la comunicazione fra i loro connazionali, venuti da lontano, e i nostri bambini italiani.
Ciò non limita l’uso della lingua inglese, ma sicuramente favorisce l’apprendimento di alcune parole ed espressioni delle rispettive lingue nazionali. Il Dizionario Internazionale che viene realizzato alla fine di ogni turno ne è una testimonianza.
Cosa dire dell’alimentazione, educazione molto ostica da realizzare anche perché i suoi principi sono controcorrente, sommersi da tutti quei messaggi pubblicitari consumistici che inondano le televisioni.
Quando questo obiettivo si realizza i ragazzi stessi si rendono conto di quanta efficienza fisica e mentale dispongono in più.
Devo, in sincerità, dire che in questi ultimi anni questo ambizioso obiettivo ha segnato il passo forse anche per lasciare più spazio ad altre esigenze dettate dalla presenza di molti giovani stranieri.
Del resto, fedeli all’insegnamento per cui “la forza di una catena è data dalla forza dell’anello più debole” cerchiamo ogni estate di valutare come e dove agire con più energia nell’interesse dei giovani.
Ci promettiamo comunque di ritornare sui nostri passi anche in questo importante settore già dalla prossima estate.
Ci impegniamo, poi, nei confronti dei bambini stranieri al fine di renderli più disincantati nei confronti di tutte quelle pubblicità consumistiche che li inquinano anche nelle loro case “grazie” alla nostre emittenti commerciali. Oggi cerchiamo di far loro comprendere che molto spesso ciò che è buono non sempre alletta il palato.
A tale proposito si può tranquillamente affermare che i ragazzi italiani sono molto più educati nel distinguere il Junk Food (cibo spazzatura).
Sicuramente ciò deriva dall’impegno che la Scuola e la Famiglia stanno mettendo ultimamente nell’ambito dell’educazione alimentare.
Viene poi la pratica dell’attività polisportiva-polivalente che deve necessariamente rappresentare il primo passo verso una corretta educazione sportiva. Tale educazione ha il compito di aiutare i giovani a capire la necessità di avere delle ampie e radicate basi motorie al fine di poterle poi utilizzare nelle diverse attività sportive ed anche in quelle più squisitamente artistiche quali il ballo, il canto, la musica, il disegno, il teatro, ecc.
Questo importante obiettivo sebbene molto dichiarato, viene spesso trascurato in ambito societario-sportivo dove i nostri allenatori preferiscono ammaestrare i ragazzi al fine di un immediato risultato agonistico.
C’è poi la disciplina sportiva il cui compito è facilitato da un corretto approccio sportivo.
A tale proposito si può affermare che la disciplina sportiva può sviluppare tutta la sua potenzialità educativa se viene a seguito di una buona pratica polisportiva e polivalente e non ultimo del gioco.
Sono queste le condizioni che fanno sì che lo sport possa accompagnare il giovane per tutta la vita.
Un altro valore dell’esperienza si riferisce alla capacità di gestire conflitti che ciascuno può acquisire grazie alla partecipazione attiva e al senso di responsabilità che può scaturire nella vita di camerata, nell’esperienza della squadra sportiva, nel gruppo ecologico, nel gruppo di animazione, in qualità di allievo di turno, ecc.
Le varie opportunità di incontro e confronto offrono ai ragazzi la possibilità di allenare le strategie necessarie per giungere a compromessi al fine di realizzare un’esperienza positiva.
L’istinto di sopravvivenza legato alla correttezza dei comportamenti promuove un sano senso sociale e l’autostima.
Chi accetta la sfida torna a casa vincitore, chi invece si limita al telefono e ai genitori lontani molto spesso rinuncia a mettersi in gioco e ad attingere alle proprie energie personali rinunciando così ad acquisire quelle capacità di autonomia che questo tipo di esperienza può offrire.
Il prima, il durante, il dopo è una pratica educativa contro corrente che è possibile allenare nella nostra esperienza  grazie ai diversi ruoli a cui gli allievi sono invitati a partecipare: l’Allievo di turno, il Gruppo Ecologico, il Comitato di Redazione del giornalino. Anche questa pratica è contro corrente in quanto si trova a contrastare l’inquinamento dei cervelli promosso dall’invadenza della comunicazione commerciale.
Non ci accontentiamo dunque del solo acquisto, del solo gioco ma anche di ciò che gli stessi ci lasciano in “eredità” enon ultimo di rimettere tutto in ordine al termine del loro “godimento”.
Al termine del turno, molto spesso io parlo di miracolo nel vedere tutti questi giovani che si muovono, che si organizzano con modalità, che agli occhi esterni, può sembrare caos, ma che noi invece chiamiamo confusione organizzata che è premessa per esprimersi più liberamente nel rispetto degli altri.
Il livello di miglioramento lo valuto annotando il comportamento di chi va a casa con quello di chi arriva.
Per ciò che si riferisce ai genitori, incontrandoli in occasioni successive, loro mi confermano che hanno notato nei loro figli dei grossi miglioramenti, soprattutto nel loro grado di autonomia e nelle migliorate capacità di relazione e di amicizia con gli altri, qualità che dimostrano, con qualche spesa aggiuntiva, nelle frequenti telefonate con i nuovi compagni conosciuti nell’esperienza.
La mia risposta è che il buon risultato è sempre il frutto di una buona preparazione all’esperienza e della collaborazione di tutti coloro che hanno a cura gli interessi dei giovani.

Cari genitori, ragazzi, insegnanti, istituzioni, non Vi sembrano queste delle buone ragioni per essere soddisfatti di aver partecipato alle nostre iniziative della Casa Montagna?
Qui di seguito grazie ai contributi di tutti gli attori dell’esperienza potrete trovare ulteriori convincimenti sulla coerenza fra i nostri pensieri e le nostre azioni.

Maestro di Sport  Carlo Devoti




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